01/01/2013 - 01:00

WWF: 'Al 2020 emissioni oltre un terzo sopra soglia rischio'

Nuovo Report lanciato oggi dal WWF presso il Summit sul clima in corso a Tianjin, Cina: “Abbiamo a disposizione 40 gigatonnellate di gas CO2 equivalenti all’anno fino al 2020”. Le attuali politiche di riduzione potrebbero provocare un aumento globale di emissioni di gas serra di oltre un terzo il limite soglia, ovvero, il livello di sicurezza indicato dalla comunità scientifica oltrepassato il quale si prefigurano eventi climatici catastrofici.
L’analisi, contenuta nell’ultimo Report “Plugging the gap– Chiudiamo la falla climatica”, è stata presentata oggi dal WWF (World Wide Fund for Nature) in occasione dei negoziati sul clima che si sono aperti lunedìin Cina (Tianjin) e che si concluderanno il 9 ottobre, l’ultimo appuntamento fissato dalle Nazioni Unite in vista del vertice di fine novembre a Cancun, Messico.
Il Rapporto mostra come le ultime analisi scientifiche indichino che possiamo inquinareal massimo per40 Gigatonnellate digas CO2 equivalenti ogni anno, fino al2020, per evitare fenomenicatastrofici. Purtroppo però pare che il mondo si avvii verso livellimolto più alti, tra le47.9  e le53.6 gigatonnellate l’anno se ci si basa sugli impegni di riduzione delle principalieconomie mondiali, impegni che, come sappiamo, non sempre vengono mantenuti.

“È ormai chiaro come alcuni paesi stiano affrontando le necessarie trasformazioni delle proprie economie, mentre altri non sono riusciti a sostenere in maniera reattiva questo nuovo trend mettendo così a rischio la salvaguardia e la prosperità di tutti – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia delWWF Italia, che sta seguendo il Summit - “Dai negoziati a Tianjin devono emergere segnali chiari di un cambiamento di rotta”.

 Le analisi del WWF mostrano come i governi abbiano più di una possibilità per ridurre il ‘gap’ climatico che separa gli impegni presi da quelli davvero necessari. Le opzioni per i paesi sviluppati prevedono la rapida trasformazione e riconversione delle industrie a maggiore consumo e  il passaggio rapido a un’economia a ‘bassa intensità’ di carbonio,  assicurando contemporaneamente la garanzia di un sostegno finanziario alle azioni più avanzate di riduzione dei gas serra nei paesi in via di sviluppo; vanno anche regolamentati i settori (aviazione e trasporto marittimo) e gas serra che ancora non rientrano nel regime  internazionale sul clima.

Se questi impegni dovessero fallire il mondo rischia di spendere oltre il limite possibile il ‘budget’di carbonio ancora a disposizione, ovvero la quota complessiva di emissioni che possiamo ancora produrre prima di superare la soglia limite di 1,5 gradi C° di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali.

“Anche un bambino saprebbe calcolare che se continuiamo ancora con una crescita di emissioni di 50 gigatonnellate  CO2eq e oltre ogni anno, presto avremo esaurito malamente la nostra quota che ammonta, sino al 2050, al massimo a 900 gigatonnellate CO2eq – ha continuato Mariagrazia Midulla – Dobbiamo ridurre le emissioni annuali anno dopo anno e dividere la quota residua di CO2 che abbiamo a disposizione in maniera equa tra i paesi industrializzati, che già ne hanno speso la maggior parte, e quelli in via di sviluppo che subiscono le conseguenze delle nostre azioni passate e che hanno diritto a svilupparsi, anche se vanno aiutati a farlo in modo ben diverso da quello insostenibile che ha caratterizzato i paesi già sviluppati”. Il report mostra che con deitarget di riduzione basati sulla scienza si potrebbero ridurre le emissioni di almeno 4,3 gigatonnellate all’anno per i paesi industrializzati.

 I calcoli sulle emissioni sono complicati dal fatto che esistono numerose scappatoie nella rendicontazione; accade, ad esempio, che venga calcolata due voltela stessa riduzione di emissioni o addiritturasi usino dati fittizzi: tutto questo ci ‘costa’ almeno altre 2.4 gigatonellate all’annoentro il2020. Per esempio, il ‘calcolo-doppio’ nella finanza legata al clima e nel calcolo delle riduzioni prodotte  dai progetti nei paesi in via di sviluppo (CDM) è stimato in circa 1 gigatonnellata. Al momento questi tagli possono essere ancora calcolati sia nei registri dei paesi in via di sviluppo dove hanno avuto luogo che in quelli dei paesi sviluppati che hanno attuato il progetto. Non solo,i soldi spesi per comprare i crediti dei CDM possono addiritturaessere calcolati tra i fondi per sostenere i paesi in via di sviluppo nell’ambito degli impegni finanziari sul clima!

Al contrario, veri sostegni finanziari, addizionali, ai paesi in via di sviluppo per sostenere la transizione a economie a basso contenuto di carbonio, al di là degli impegni che già stanno attuando unilateralmente, permetterebbero di ridurre il gap di 1.7 gigatonnellate. Inoltre recuperare una riduzione nei settori come la navigazione marittima o quella aerea insieme all’eliminazione dei crediti derivati dai CDM generati dai progetti che comunque si sarebbero dovuti avviare, potrebbe restringere ulteriormente il ‘gap’ di emissioni di altre 1,3 gigatonnellate di CO2.
Vesna Tomasevic
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