01/01/2013 - 01:00

Land grabbing: l'altra faccia del biocarburante

Cercare altenative ai combustibili fossili è senz'altro segno di uno sviluppo sostenibile. Ma se la produzione di biocarburante va a danneggiare migliaia di persone? La disputa è delicata e la grave crisi alimentare in corso in molti Paesi africani la riporta alla nostra attenzione.
Secondo le stime della Banca mondiale, infatti, proprio la produzione di biocarburanti sarebbe responsabile per il 75% dell'aumento dei prezzi che ha portato all'attuale crisi alimentare in tutto l'est del continente africano.

Un monito di allarme arriva da Philip Kiriro, presidente della East Africa Farmers Federation che denucia la diffusione e l'impatto del fenomeno del land grabbing.

Per land grabbing (letteralmente accaparramento di terra) si intende quelle pratiche di acquisizione su larga scala di terreni in paesi in via di sviluppo, mediante acquisto o affitto di grandi estensioni agrarie da parte di compagnie transnazionali, governi e singoli soggetti. Il fenomeno ha assunto una particolare connotazione nel XXI secolo a partire dagli anni 2007-2008, quando l'accaparramento di terre è stato stimolato e guidato dalle conseguenza della crisi dei prezzi agricoli di quegli anni. La crisi dei prezzi, infatti, ha creato nuove opportunità economiche per investitori e speculatori nel campo agricolo, determinando un picco drammatico negli investimenti agricoli su larga scala, soprattutto stranieri, nel Sud del mondo allo scopo di produrre cibo e biocarburanti.

In una recente intervista a MISNA (Missionary International Service News Agency) Kiriro ha dichiarato: «I contadini non hanno da mangiare: immense distese coltivate a frumento e granturco sono state convertite alla produzione di biocarburanti con effetti dannosissimi sulla sicurezza alimentare delle popolazioni locali, i cui terreni non sono tutelati da titoli o documenti che ne impediscano la confisca da parte dei governi». E ha aggiunto «Gli ingredienti per le crisi alimentari di cui spesso l'Africa è protagonista ci sono tutti: governi corrotti che non si preoccupano del diritto all'alimentazione delle popolazioni rurali, multinazionali dagli appetiti insaziabili e una legislazione che non protegge i piccoli coltivatori» .

Secondo il presidente della Federazione degli agricoltori dell'Africa orientale, a peggiorare le cose intervengono gli incentivi e la necessità di approvvigionamento di biocarburanti da parte dei paesi più sviluppati, che ha alterato «in modo tenace e pervasivo il mercato mondiale dei prodotti alimentari».

Si ritorna quindi alla questione iniziale. Non si può sicuramente giustificare la pratica del land grabbing per una supposta scelta ecologica. È necessario quindi trovare altre strade per coniugare i tre aspetti della sostenibilità: ambientale, sociale ed economico.

Per maggiori dettagli visita il sito di Misna.

(autore: Silvia Musso)
Redazione
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