01/01/2013 - 01:00

Greenpeace Energy Revolution 2012: rinnovabili ed efficienza per i trasporti

Più rinnovabili e veicoli più efficienti possono fermare la nostra dipendenza dai combustibili fossili e salvare, assieme al clima planetario, anche ecosistemi fragili come l'Artico e il Mediterraneo minacciati delle trivellazioni offshore È quel che dimostra il rapporto "Energy [R]evolution: A Sustainable World Energy Outlook" presentato oggi a Berlino da Greenpeace, dall'European Renewable Energy Council (EREC) e dal Global Wind Energy Council (GWEC).
Questa edizione 2012 include per la prima volta un'analisi delle riserve di combustibili fossili, un'indagine sullo stato delle rinnovabili termiche e sugli effetti socio-economici dell'espansione delle rinnovabili. In questo scenario, dopo un picco al 2015, le emissioni si ridurrebbero come richiesto dalla comunità scientifica per evitare gli effetti peggiori del cambiamento climatico. Al 2050, le emissioni sarebbero inferiori dell'80 per cento rispetto ai livelli del 1990. Il rapporto include una roadmap dettagliata che descrive come si può ridurre dell'80 per cento il fabbisogno di petrolio, in particolare nel settore dei trasporti, dimostrando che la follia delle trivellazioni petrolifere - nell'Artico come nel Mediterraneo - sarebbe facilmente evitabile se venisse usata più energia rinnovabile per alimentare i veicoli e se nell'UE e altrove si adottassero standard elevati per l'efficienza dei motori.

 "Il settore delle rinnovabili si sta rapidamente espandendo in tutto il mondo, ma l'industria delle auto si oppone all'adozione di tecnologie maggiormente efficienti per la motorizzazione, che pure sono già disponibili" ha dichiarato Sven Teske, Esperto di Energia per Greenpeace International. Secondo lo scenario Energy [R]evolution 2012, le rinnovabili potrebbero fornire fino al 90% dell'energia elettrica e per riscaldamento, o oltre il 70% per i trasporti. Questa trasformazione garantirebbe la crescita economica e la riduzione dei costi dell'energia. Le emissioni di CO2 verrebbero drasticamente ridotte prevenendo una catastrofe climatica e creando milioni di nuovi posti di lavoro.

"Per ridurre la domanda di petrolio, proteggere il clima e evitare disastri come quello della Deepwater Horizon, bisogna aumentare l'efficienza dei motori e rendere quanto prima superflue le attività estrattifere, cominciando da quelle offshore" - ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima di Greenpeace. "L'operazione che sta tentando il Ministro Passera, lasciare mano libera alle trivellazioni offshore fino a sole 5 miglia dalle nostre coste, è un chiaro segnale di miopia industriale e di sudditanza verso le multinazionali del petrolio, che intendono spremere fino all'ultima goccia di greggio presente nel pianeta pur di ritardare il più possibile al fine dell'era dell'oro nero". Lo scenario Energy [R]evolution 2012 prospetta una riduzione del 2,5% l'anno della produttività dei pozzi petroliferi, che potrebbe essere maggiore per quelli offshore. E delinea le politiche necessarie a prevenire altri disastri petroliferi e a superare la dipendenza dalle fonti fossili: un aumento nell'efficienza dei motori che, nella sola Europa potrebbe ridurre i consumi del 40%; la riduzione a un terzo dei consumi attuali grazie a auto più piccole, prodotte con materiali più leggeri e con maggior uso di propulsione elettrica da fonti rinnovabili; una consistente espansione dei servizi di trasporto pubblico.

Gli investimenti necessari per attuare lo scenario Energy evolution al 2050 sono stimati in 1.200 miliardi di dollari/anno, solo l'1 per cento del PIL mondiale. Uno scenario che si basi sull'uso di combustibili fossili prevede costi inferiori, di 506 miliardi di dollari/anno, ma la stima è che in futuro un sistema basato sulle fonti rinnovabili garantirebbe risparmi per 1.300 miliardi di dollari l'anno, che annullerebbero largamente i costi di investimento sostenuti per la conversione del sistema energetico. Infine, l'impatto occupazionale globale dello scenario Energy [R]evolution è maggiore di quello di riferimento, con 4,8 milioni di posti di lavoro nel mondo in più al 2020.
Marilisa Romagno
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